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Entries in Islam (55)

mercoledì
mar012017

Ribelle 80 - Marzo 2017

Sommario

Censura? Forse è arrivato il momento di quel media che manca

Democrazia diretta. Ma diretta da chi?

Ergastolane, ma non piegate

Disuguaglianza ancora più polarizzata: 0,1% Vs 99,9%

#NunFamoStoMostro (de cemento)

Terza via e altre fandonie progressiste

Nel tramonto di François Hollande il crepuscolo dell’ideologia liberale

Minaccia islamica: così utile che pare quasi inventata

Molto, molto oltre il referendum del 4 dicembre

Tutti nella Rete. Quasi tutti irretiti

Storie di ordinaria amministrazione

È arrivata l’ora di rallentare*

 

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lunedì
mag092016

L'islam fra noi

di Luciano Fuschini

La potenza di una religione, 

tra falsi miti e luoghi comuni da sfatare.

E la nostra debolezza

Esiste un solo metodo per capire ciò che sta avvenendo in Europa, e nel mondo, relativamente all’avanzata della religione islamica e ciò che questo comporti: studiare il fenomeno, conoscerne le origini, i perché e le interpretazioni che animano ogni azione dei suoi fedeli.

Le scorciatoie intellettuali, gli slogan politici usati per abbonire le masse televisive, le strumentalizzazioni elettorali e le isterie di massa non servono.

Esistono diversi studi per conoscere questa realtà: il pregio di questo profondo lavoro di Fuschini che proponiamo risiede nel fatto che riesce, in poco meno di un centinaio di pagine, a offrire un quadro culturale solidissimo, analitico e preciso. E soprattutto che riesce a calare il tutto nella nostra modernità passando l’argomento per il prisma della chiave di lettura che ci sembra più corretta.

Il Corano è un testo poco letto, dalle nostre parti, e ancora meno capito. Errore enorme, se si vuole sul serio capire i motivi dell'ascesa della religione islamica. Conoscere la debolezza delle “nostre” posizioni. E orientarsi nei tempi oscuri che ci aspettano.

Ribadiamo: poco meno di 100 pagine densissime, precise e puntuali, scritte da uno studioso che va al cuore della questione. Senza pregiudizi, sfatando i falsi miti e luoghi comuni, e facendo tabula rasa delle innumerevoli inesattezze che vengono veicolate alla sedicente “opinione pubblica”.

(vlm)

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lunedì
dic282015

L'usura. E poi la finanza islamica

Le recenti disavventure bancarie hanno stimolato riflessioni sulla cattiva gestione della finanza o su questioni di dettaglio invero insignificanti come gli scandaletti veri o presunti della famiglia Boschi o come le falle nei meccanismi di controllo della Banca d’Italia. Nessuno nei media di regime osa riandare alla radice per rimettere in discussione i princìpi su cui si basa tutto il sistema del credito in Occidente, un sistema che è pura e semplice usura.

Le grandi religioni monoteiste, fin troppo vilipese nella modernità che di usura prospera, convergono nella condanna senza appello del prestito a interesse.

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giovedì
dic032015

Religioni: tolleranza non è sinonimo di dialogo

Lo schieramento a favore del laicismo è compatto e apparentemente al riparo da possibili confutazioni. Noi occidentali che veniamo da una cultura illuminista, più che cristiana, un illuminismo che ha informato di sé la mentalità dominante nell’epoca moderna, riteniamo che la religione sia un fenomeno di coscienza, da vivere nell’intimo di ogni credente e da manifestare in luoghi deputati alle diverse fedi, senza interferire nelle leggi dello Stato che rispondono a una logica puramente civile e politica.

Questa concezione della vita sociale è effettivamente l’unica che consente accettazione e rispetto tra le varie fedi.

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lunedì
nov302015

Le chiacchiere sull’Islam. E gli intellettuali embedded

Da almeno quindici anni i commentatori presunti esperti stanno mettendo a dura prova la nostra capacità di sopportazione, con le loro chiacchiere a vuoto. Alcuni, soprattutto schierati a destra, ripetono che l’Islam è religione guerriera, fanatica e intransigente per sua natura, come si può dedurre dalla lettura del Corano. Altri, soprattutto schierati a sinistra ma con robuste presenze nella chiesa cattolica, riconoscono all’Islam l’anelito alla pace e alla fratellanza, sempre partendo da una loro lettura del Corano.

Nel Corano come nella Bibbia si trova tutto e il contrario di tutto.

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martedì
feb172015

Il Califfato e la forza del Mito

Abbiamo ripetutamente commentato le contraddizioni di quell’Armata Internazionale Islamica che da trenta anni assume denominazioni diverse ma quasi sempre viene strumentalizzata nell’interesse dell’Impero del Caos. Anche la sua recente e rapidissima espansione in Libia appare a occhi non abbacinati dalla propaganda come una resistibilissima ascesa. 

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mercoledì
gen282015

Islam? Il problema siamo noi, non loro

L’assalto alla redazione di Charlie Hebdo ha riproposto prepotentemente la paura di una conquista islamica dell’Europa. Cerchiamo di ragionare un attimo a mente fredda, attenendoci ai fatti e tenendo presente la perfetta ricostruzione storica di Menconi su queste stesse pagine.

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mercoledì
gen282015

Il fondamentalismo batterà sempre le armi

giovedì
gen222015

Aggressione occidentale all’Islam? Ma anche no

Clicca per ingrandireL’Islam sotto costante aggressione occidentale, un mantra che sentiamo ripetere anche da voci a noi vicine: a prima vista non hanno torto, ma solo a prima vista, sono tesi confutabili anche senza risalire fino alle crociate.

Anzi, no: una breve digressione sulle perfide crociate, che l’Islam rinfaccia sempre all’Occidente cristiano va fatta, tanto per mettere i puntini sulle “i” riguardo chi ha cominciato prima ad andare a rompere i coglioni in terre e fedi altrui. Sì, i crociati assaltarono terre islamiche, anche se, prima crociata a parte, in realtà esercitarono il proprio business di saccheggio più altrove che in Terrasanta, ma non va dimenticato che fino a pochi secoli prima quelle terre erano cristiane, e non approfondiamo oltre per tenere il discorso limitato alla contrapposizione Islam e occidente/cristianità. 

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martedì
gen202015

Mai nessun rispetto, per le “religioni” oppressive

«Qui in Occidente la satira dovrebbe darsi dei limiti, portando rispetto alla fede religiosa altrui e, quindi, anche all’Islam». A prima vista può sembrare una tesi ben fondata – e non c’è dubbio che su queste stesse pagine sia Luciano Fuschini che Fiorenza Licitra l’abbiano sostenuta con la loro consueta finezza – ma come accade spesso le conclusioni “logiche” discendono da una premessa che viene data per scontata e che, viceversa, non lo è per niente.

Questa premessa è tutta racchiusa nella parola “rispetto”.

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giovedì
ott022014

Ecco le ragioni del rancore che il mondo islamico cova contro gli occidentali

mercoledì
set172014

Crisi di rischi e valori anche così si spiegano gli occidentali nell'Isis

giovedì
set042014

Dopo le parole di Obama, sarà la volta di (parecchie) altre teste tagliate

Le dichiarazioni di Barack Obama vanno prese per quello che sono, ovvero esternazioni di una testa di legno messa lì a mo' di ventriloquo delle multinazionali e delle lobby che ne hanno permesso l'ascesa alla Casa Bianca.

Ma le dichiarazioni di Barack Obama sono pur sempre quelle del Presidente di una delle più grandi potenze militari e mediatiche (non più economiche) del mondo. E hanno effetto certo, ovviamente, sui destinatari di tali messaggi.

Ora, Barack Obama, ieri a Tallin, a margine di un vertice con alcuni leader di Paesi baltici, ha lanciato un duro monito, per non dire avventato, contro l'Isis. 

Il Presidente si dice «disgustato dalla barbarie» delle decapitazioni trasmesse in video in tutto il mondo e dichiara che il suo Paese «non si farà intimidire».

Sopra ogni altra cosa, questo il punto, ha ribadito in mondo visione che il suo obiettivo, cioè quello degli Stati Uniti e dei suoi Paesi satelliti (Europa inclusa) è «quello di smantellare e distruggere lo Stato Islamico».

Parole che servono esattamente allo Stato Islamico, per comunque Obama avesse voluto identificarlo e intenderlo, affinché continui imperterrito, e con ancora maggiore determinazione, a fare esattamente ciò che sta facendo: combattere con ogni mezzo militare, terroristico, propagandistico e mediatico, contro chi dichiara di "volerlo distruggere".

Parole che servono inoltre, come sempre, cioè almeno dal varo della politica statunitense da Bush Junior in poi, per solleticare le orecchie delle multinazionali attive nel settore militare, per far salire gli indici di borsa di tali aziende e i portafogli dei loro azionisti, il Pil esangue degli Stati Uniti e, in ultima analisi, per sottolineare con forza la volontà di mantenere una leadership geopolitica e militare degli Stati Uniti su tutti gli altri, Europa in primis. Quest'ultima peraltro alle prese con la non facile soluzione dell'incrinarsi dei rapporti con la Russia, sempre ad opera di quanto messo in atto originariamente dagli Usa stessi, prima con la Siria e poi con l’Ucraina.

Se chiunque di noi fosse di uno Stato che gli Stati Uniti dichiarano di “voler distruggere”, come si comporterebbe?

(vlm)

venerdì
dic272013

Società liquida, ma in una gabbia d’acciaio

venerdì
ott252013

Il popolo tunisino disinnesca le bombe mediatiche di Al Jazeera

Se la “primavera araba” ha permesso l’uscita allo scoperto di questi gruppi terroristici d'ispirazione salafita in realtà legati a doppio filo con gli islamici al governo, è anche per colpa dell'emittente televisiva qatariota.

 

La Tunisia è di nuovo al centro degli stravolgimenti geopolitici del Nordafrica. L’uccisione di sette agenti della polizia da parte di un gruppo terroristico tunisino ha ancora una volta smascherato i tragici sviluppi causati dalla “primavera araba”. La rivoluzione di gennaio del 2011, seguita dalla resa di Zine El-Abidine Ben Ali, ha sancito la vittoria alle elezioni di ottobre del “Movimento della rinascita” (Ennahda in lingua araba), il partito islamico ostracizzato dall’ex presidente per le sue tendenze integraliste ed estremiste nel 1989, è stato poi legalizzato dal nuovo governo di unione nazionale all’indomani della rivolta popolare. L’ingresso di Ennahda nell’agone parlamentare ha tuttavia scatenato una vera e propria diaspora di militanti integralisti che hanno visto nella partecipazione del partito del padre spirituale del movimento Rachid Ghannouchi, alla vita democratica tunisina un tradimento. 

Un’ala intransigente, ultra-confessionale e d’ispirazione salafita (il Jihad come modello sociale e politico fondato sull’Islam e sulla sharia), che con il lassismo delle istituzioni e il permissivismo di Ennhada, si è riunita intorno al partito Ansar al Sharia, un movimento fuori legge anche se tollerato, che da due anni manifesta la sua volontà di distruggere il patrimonio laico della Tunisia (il suo capo Khatib al Idrissy è stato catturato ieri, mentre l’ideologo Abou Iyed è latitante dal settembre dello scorso anno). Lo stesso movimento che pochi giorni fa è stato incriminato per l’omicidio dei sette agenti, i quali sono stati ricordati giovedì durante i funerali a Sidi Ali Ben Aoun, città di cui erano originarie le vittime.

Una giornata sintomatica, il riflesso di una nazione instabile, caotica, senza orizzonti. La partecipazione ai funerali è stata imponente, tuttavia i momenti di tensione sono stati segnalati nelle città di Kasserine e Kef dove è stata incendiata la sede del partito islamista Ennahda. Migliaia di studenti degli istituti superiori e delle università sono scesi in piazza per protestare contro il massacro degli agenti, paralizzando di fatto l’istruzione in tutto il Paese. In molte città gli studenti liceali hanno guidato marce di protesta, mentre all'università di La Manouba ci sono stati violenti scontri tra studenti laici e seguaci della corrente salafita.

C’è un fatto ancora più importante ed emblematico. Una troupe dell’emittente televisiva panaraba Al Jazeera si era recata a piazza della Kasbah, per un reportage sul sit in anti-governativo. Appena avvistati dai manifestanti, i giornalisti e gli operatori sono stati costretti ad allontanarsi dal corteo al grido “andate via” e “Al Jazeera torna a casa tua”. Da mesi ormai la televisione è nel mirino delle opposizioni, rea di aver manipolato filmati di eventi organizzati dalle opposizioni, per favorire la coalizione di maggioranza diretta da Ennahda.

Se la “primavera araba” ha permesso l’uscita allo scoperto di questi gruppi terroristici in realtà legati a doppio filo con gli islamici, è anche per colpa di Al Jazeera. Nata negli Novanta dall’idea di due personalità franco-israeliane, i fratelli David e Jean Frydman, dopo l’assassinio di Yitzhak Rabin, con l’obiettivo di costruire un canale nel quale i popoli arabi e quello israeliano avrebbero potuto discutere liberamente e conoscersi, l’emittente  televisiva qatariota si è lentamente trasformata in una macchina da guerra mediatica. Il culmine della manipolazione dell’informazione da parte di Al Jazeera è avvenuto proprio nel 2011 quando ci furono i primi sollevamenti popolari in Nordafrica e nel Vicino Oriente (dal Marocco alla Libia passando per la Siria e appunto la Tunisia). In quel frangente non solo oscurarono le rivolte interne alla penisola arabica (come quella del Bahrein) ma manifestarono una linea editoriale favorevole alla strategia occidentale nella regione (soprattutto prima che ci fosse l’intervento militare in Libia).

Sebastiano Caputo

mercoledì
ott232013

Front National e islamofobia: unica pecca di un programma in cui sperare

lunedì
lug292013

Niente latte, siamo musulmani

mercoledì
lug242013

Stuprare una norvegese è reato, ma per lei

mercoledì
giu192013

L'Internazionale Islamica. E il ruolo degli Usa

martedì
mag212013

Paese che vai… - SMS

 

Cinque immigrati yemeniti, che avevano picchiato e ucciso un cittadino saudita e commesso alcuni furti, sono stati decapitati pubblicamente a Jizan. Paese che vai, atteggiamento verso il disagio dei migranti che trovi.

Solo, attenzione: le culture diverse dalla nostra che dovremmo assimilare sono più simili a queste che allo stile Boldrini. Ma non è detto che, temperandole un po’, sia un male.