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Entries in manipolazione (17)

mercoledì
mar012017

Ribelle 80 - Marzo 2017

Sommario

Censura? Forse è arrivato il momento di quel media che manca

Democrazia diretta. Ma diretta da chi?

Ergastolane, ma non piegate

Disuguaglianza ancora più polarizzata: 0,1% Vs 99,9%

#NunFamoStoMostro (de cemento)

Terza via e altre fandonie progressiste

Nel tramonto di François Hollande il crepuscolo dell’ideologia liberale

Minaccia islamica: così utile che pare quasi inventata

Molto, molto oltre il referendum del 4 dicembre

Tutti nella Rete. Quasi tutti irretiti

Storie di ordinaria amministrazione

È arrivata l’ora di rallentare*

 

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mercoledì
lug202016

WEB e manipolazione delle MASSE

di Valerio Lo Monaco

Come Social e Motori di ricerca 

alterano la percezione cognitiva

Introduzione

Una delle più grandi promesse di internet relativamente alle possibilità di espressione e alla capacità di poter raggiungere potenzialmente grandi masse di persone, oggi lo si può dire, è stata tradita. Vedremo a breve i motivi che ci portano a questa affermazione, che per il momento appare definitiva, ma ancora prima occorre restringere il campo di azione. Per promessa tradita ci riferiamo a entrambi i soggetti che con la comunicazione hanno a che fare: chi emette e chi riceve. Il tradimento è duplice, perché intanto non è affatto vero che chiunque emetta, cioè pubblichi, un qualsiasi contenuto, che sia di informazione o di intrattenimento oppure un mero messaggio, sia in grado di accedere alle grandi platee tanto quanto lo sono altri, e poi perché, altro lato della medaglia, a chi è teoricamente pronto a ricevere i messaggi, questi semplicemente non arrivano. O meglio: non arrivano tutti i messaggi tra i quali sceglierne solo alcuni e fare la propria selezione. Per dirla con uno slogan: alcuni contenuti sono più contenuti di altri. 

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mercoledì
apr062016

Le "parole" della politica

di Luciano Fuschini

tra mistificazione e utilizzi scorretti

con la complicità di media 

e “intellettuali” embedded

Perché

Il primo dovere dei cosiddetti opinion’s makers, quelli che un tempo erano definiti “gli intellettuali”, sarebbe di usare il linguaggio in modo rigoroso, chiarendone i significati e depurandolo delle deformazioni che gli interessi dei diversi gruppi sociali e l’uso improprio dei parlanti vi hanno apportato.

Di fatto i suddetti formatori dell’opinione pubblica si comportano in modo esattamente opposto. Sono proprio loro i responsabili dell’uso distorto delle parole a fini propagandistici. Lo fanno in modo sistematico e pienamente consapevole. Lo fanno nell’interesse dei gruppi di potere o dei partiti dei quali si sono messi al servizio.

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mercoledì
lug292015

Cantami, o Allevi, dell’Italico Pallone

Due notizie di sport, o presunto tale: la prima è già un fatto acquisito, con la decisione di suonare un inno, composto ad hoc da Giovanni Allevi, prima di tutte le partite del calcio italiano organizzate dalla Lega di serie A; la seconda, non proprio sicura ma quasi, è il venir meno della candidatura di Boston come sede delle Olimpiadi del 2024, alla cui assegnazione concorre anche Roma.

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mercoledì
lug082015

Che paura, la democrazia diretta!

Puro contorno, certo. La manipolazione mediatica della crisi greca resta un fenomeno accessorio, rispetto ai veri nodi economici e politici della vicenda, ma entro questi limiti è anch’essa esemplare. A conferma di quella che è la vera natura della sedicente democrazia occidentale, che tanto si fregia di richiami astratti alla sovranità popolare quanto se ne frega all’atto pratico, ossia nella prassi decisionale di chi governa.

Negli ultimi giorni lo si è visto benissimo, e ancora più del solito.

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venerdì
apr032015

L’Expo 2015? Una cagata pazzesca

C’è un solo un motivo valido per l’Expo 2015 in Italia? Sì, uno c’è: far girar soldi dal nulla per il nulla.

Dal nulla perché se bisognava mettere in piedi un baraccone immane di edifici più o meno di cartapesta, costruzioni a rischio cattedrale nel deserto, speculazioni edilizie a go go e un gorgo di sponsorizzazioni, consulenze, spese di comunicazione e quant’altro di giganteggiante per una mostra sul cibo, quando per informarsi a strasufficienza hanno già inventato Internet e l’Italia è piena di feste dedicate a ogni ben di dio commestibile, significa che si è voluto scientemente produrre denaro da una kermesse che in sé non ha senso.

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martedì
dic232014

Salvini alé-alé: gli elettori tifosi

Il personaggio del momento, come si dice. In continua ascesa nei sondaggi, con un gradimento che ormai ha superato i classici confini settentrionali della Lega per espandersi invece a livello nazionale, e perciò candidato “naturale” a prendere il posto di Berlusconi. Calderoli, per quello che vale, lo dà già per certo: «Nei fatti il leader del centrodestra è Matteo Salvini. Sono convinto che se si andrà al voto il confronto sarà tra due che si chiamano Matteo: Salvini e Renzi».

Ai più attenti potrebbero bastare anche solo queste due frasi, per drizzare le orecchie.

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venerdì
ott252013

Propaganda e manipolazione. Facile facile

lunedì
ott072013

La BBC, le stragi e la manipolazione delle coscienze

Non è il primo né l'ultimo report che viene dalla Siria a raccontarci di fatti del genere. Il servizio pubblicato a fine settembre dalla Bbc (Syria: Agony of victims of 'napalm-like' school bombing, qui) indugia su immagini di bambini colpiti mentre giocavano, presumibilmente da una bomba incendiaria, nello scorso agosto ad Aleppo. E mostra alcuni degli stessi bambini oggi in cura in alcuni ospedali turchi. 

È veramente difficile andare oltre alle immagini, in questo caso di bambini, gli innocenti per definizione, vittime di una guerra. Ma riflettendo su ragioni e significato del conflitto siriano, dovrebbe fare ancora più rabbia di quanta ne causi la vista di corpicini dilaniati l’uso che ne viene fatto dalla stampa mainstream al servizio degli interessi occidentali. 

Quella siriana è una guerra iniziata in modo mediatico ben prima delle ostilità che oggi vediamo. Per almeno un anno venne descritta e raccontata dalle agenzie di stampa una insurrezione popolare che non trovava conferma nelle fonti locali. Ma tanto bastava per condannare il governo siriano e parlare di un’altra “primavera araba”. Quel che è venuto dopo, il conflitto vero con il suo corollario di morti e tragedie, era stato ampiamente preparato nell’immaginario degli utenti dei media. E ancora è stato e viene oggi manipolato per continuare a tenere in piedi una immagine del conflitto sempre più traballante. 

La strage di Hula è uno degli esempi più eclatanti: attribuita all’esercito regolare – con a seguire le condanne e le minacce ad Assad da parte della comunità internazionale – è stata relegata nel dimenticatoio una volta scoperto da un reporter tedesco del Frankfurter Allemagne Zeitung che a commetterla erano stati i cosiddetti - non da noi - “ribelli”. 

Questo aneddoto non significa che quanto raccontato nei giorni scorsi dalla Bbc non sia vero, ma che è oggi impossibile sapere chi è stato realmente l’autore del bombardamento della scuola. Aleppo è divisa in due, una parte sotto il controllo delle truppe regolari e una in mano alle milizie infestate dagli islamisti. Se pensiamo, ad esempio, che le uniche prove certe sull'uso delle armi chimiche conducono, secondo Carla del Ponte e non un “complottista” qualsiasi, agli insorti e ripensando alle dichiarazioni del compagno di prigionia di Quirico, che accusa le milizie di usare armi proibite per scatenare la reazione occidentale, pensare che tali scempi siano atti deliberati dei "ribelli" non è una ipotesi peregrina. È per loro indispensabile accreditare ulteriormente Assad come un sanguinario che massacra il popolo che non sta dalla sua parte. E hanno bisogno di attirare verso le loro posizioni la popolazione inerme. 

Quando la bomba ha svolto il suo compito mortale è già troppo tardi per capire da dove è arrivata, e quel che conta è la morte e lo scempio di chi vorrebbe solo uscire da un incubo. In guerra accade questo ed altro, i civili sono solo carne da macello o massa da manipolare all'occorrenza.

Alessia Lai
mercoledì
mag292013

Ma guarda come svolazza, l’elettore-consumatore

Ebbene sì: è accaduto. A forza di marketing vero e proprio, e di innumerevoli altre manipolazioni e cattivi/pessimi esempi in ogni ambito pubblico e mediatico, moltissime persone hanno acquisito, probabilmente in forma cronica, i tipici vizi del consumatore. Mica solo in ambito commerciale, cosa che già sarebbe grave e meritevole di una robusta psicoterapia, ma a tutto campo. E quindi, giocoforza, anche in quello politico.

Non che finora i segnali di istupidimento mancassero – vedi il perdurante successo della figura del Bravo Nonno del Quirinale, che da Pertini in poi è uno dei personaggi più popolari del reality show “Grande Italia Nostra“, o più confidenzialmente “Italia Perepé Perepé” – ma nelle Comunali di domenica scorsa se n’è avuta la più limpida delle dimostrazioni. Tanti di quelli che il 24-25 febbraio avevano votato il MoVimento 5 Stelle hanno fatto marcia indietro, votando qualcun altro o non votando proprio. Poveri cari: avventati prima e affrettati dopo. Sembra che siano rimasti delusi da ciò che è avvenuto nel frattempo. SuperBeppe non ha compiuto il miracolo tanto atteso e nel giro di due mesi, di ben due mesi, non è riuscito a risanare il Paese. E nemmeno il Parlamento.

Perciò, con la logica adamantina del suddetto consumatore, sempre pronto a cambiare prodotto se quello acquistato non lo soddisfa, buona parte dell’elettorato gliel’ha fatta pagare. ‘Fanculo pure Grillo. Il suo potentissimo Sturacessi non ha funzionato all’istante, come era nelle aspettative, e quindi vuol dire che non funziona affatto. Tanto vale tenersi il cesso intasato. E attendere, semmai, che qualcun altro proponga un ritrovato alternativo. Pronto per l’uso, si intende. E a buon mercato, si capisce.

È questa, la vera antipolitica. È l’idea (la pretesa) che il proprio contributo di cittadini alle decisioni collettive si esaurisca nello scegliere all’interno di un catalogo predisposto da altri. I partiti come aziende, o peggio ancora come marchio-brand-griffe, e i relativi programmi elettorali come depliant. A me mi piace quello patinato di Berlusconi. A me no: meglio quello solidale del Pd. Manco per sogno: meglio guardare altrove. Al “camerata” Storace. Al “compagno” Vendola. Alla giovane, e combattiva, Giorgia Meloni. A questi nuovi bravi ragazzi del M5S, che chissà chi saranno ma comunque evviva perché sono appunto nuovi, e giovani, e comenoi.

Le conseguenze sono quelle che vediamo. Lasciando da parte gli opportunisti, parecchi, che votano per specifici motivi di interesse, con la disinvoltura delle puttane di professione che lo trovano del tutto consueto e del tutto logico, ce ne sono innumerevoli altri che semplicemente, ma colpevolmente, non sanno quello che stanno facendo. Non hanno afferrato i termini della questione. Non hanno capito che in una vera democrazia la politica è un impegno oneroso e assiduo, che va molto al di là della messinscena occasionale del voto.

La tessera elettorale non è una carta prepagata che serve a fare acquisti una tantum, abboccando alle offerte speciali del momento. Il Parlamento non è una fiction televisiva che se ti va la segui e se non ti va no. Il Pd, o il PdL, non sono merci sullo scaffale, che se non le compri verranno spontaneamente sostituite dai relativi produttori con qualcosa di migliore.

Dovrebbe essere chiaro, dopo 65 anni di elezioni, e di disastri, a getto continuo: quello dei partiti è un tipico oligopolio che si basa su una rendita di posizione. Che a sua volta poggia sullo stramaledetto, e sempre più stringente, modello economico liberista. Una rendita di posizione come quella del settore dei carburanti. La questione non è scegliere tra Esso e Shell, o tra Q8 e IP. O tra benzina e diesel.

La questione è liberarci dei motori inquinanti. E magari, già che ci siamo, riflettere innanzitutto su dove vogliamo andare, anziché sugli automezzi coi quali andarci.

Il consumatore intelligente è quasi un ossimoro. Se fosse davvero intelligente smetterebbe di pensare-sentire-scegliere da ultimo anello della catena (catena!) produttiva. Invece di svolazzare da un prodotto all’altro, inebriato dal finto potere dell’acquirente che alla fine il suo bravo carrello lo riempirà comunque, si porrebbe il problema di passare da un ruolo passivo a uno attivo.

Una faticaccia, a dire il vero.

Una necessità assoluta, che piaccia o non piaccia.

Federico Zamboni
mercoledì
apr172013

Bum! E si grida subito al terrorismo

venerdì
apr122013

Toto-Quirinale. E abbocchi sempre all’amo…

martedì
feb192013

Scusa Silvio, l’80 per cento di cosa?

mercoledì
nov072012

Bello slogan, Barack. Bella truffa

martedì
nov062012

Dormi dormi, bimbo bello - SMS

Obama non si smentisce e alla vigilia del voto proclama un suggestivo «Difendo i vostri sogni». Sottinteso: basta che restino sogni.

lunedì
lug302012

Olimpiadi. E la tv inglese si scordò di Napolitano

venerdì
mag202011

Complottisti vs debunker